Inquinamento da plastica del mare…un mare di guai

Abbiamo in questi anni trattato spesso il problema dell’inquinamento da plastica nel nostro blog, vediamo come sono andate avanti le cose, capiamo la situazione attuale.

Ad oggi, ogni chilometro quadrato delle acque marine di tutto il mondo contiene quasi 45000 particelle di micro plastica, numeri allarmanti ed in continuo aumento che non coinvolgono solo gli oceani ma anche purtroppo il nostro mar mediterraneo.

Questo problema si estende anche alla catena alimentare animale e vegetale marina, dove la plastica nell’acqua ha già recato gravi danni, alterandone e modificandone gli equilibri di cui è composta e minaccia (MINACCIANDO) la sopravvivenza di quelle specie animali che dipendono dal mare per vivere, e che proprio il mare invece sta uccidendo.

Si proprio cosi la plastica nel mare uccide gli animali.

 

Per effetto dell’erosione delle correnti marine, ogni oggetto di plastica, come ad esempio bottiglie, sacchetti, tappini e mozziconi, caduto in acqua viene frammentato in pezzi microscopici.

Questi pezzi,come dimostrato anche dall’ UNESCO , costituiscono uno dei principali fattori di morte per molte specie marine per ingestione o soffocamento.

Tartarughe, uccelli marini, balene e delfini.. scambiano le buste di plastica per cibo e per questo 700 specie sono a rischio d’estinzione.

A questo punto ci siamo chiesti: ma come finisce in mare la plastica?

La plastica nell’acqua può finirci per diversi motivi : sospinta dal vento, trascinata dagli scarichi urbani o prodotta da navi turistiche mercantili e pescherecci.
Tuttavia, secondo alcuni studi effettuati su campioni raccolti da oltre 79 siti sparsi per tutto il mondo, dall’American Chemical Society I principali responsabili sarebbero i fiumi.
Oltre il 90% di tutta la plastica presente in mare, infatti, viene portata dai 10 principali fiumi tra cui ad esempio il Gange, il Rio delle Amazzoni lo Oyono e lo Huanpu, proprio per la loro maggiore portata e lunghezza.
Per questo motivo i ricercatori sono anche convinti, ed hanno dimostrato, che applicando una migliore gestione dei fiumi e dei corsi d’acqua, l’inquinamento da plastica nei mari si potrebbe ridurre significativamente del 50%.

La domanda successiva è stata: ma la plastica non dovrebbe essere riciclata?

Beh purtroppo riciclare, a quanto pare, non è la soluzione anche se una raccolta differenziata è un dovere di tutti noi. Purtroppo il riciclo da solo non basta più.
Diciamo “purtroppo” perché, essendo la plastica il prodotto sintetico a più lunga conservazione, se non correttamente “trattata”, finisce chiaramente nell’ambiente.
Ad oggi più del 90% della plastica prodotta non è mai stata riciclata o incenerita, stiamo parlando, in 25 anni, di 8 miliardi di tonnellate.
Oltre il 65% dei rifiuti di plastica trovati nell’acqua e nei mari, è riconducibile a oggetti di packaging o prodotti usa e getta.
E’ evidente che necessitiamo di una inversione di abitudini di acquisto oltre che di riduzione di utilizzo e recupero degli oggetti  in plastica. Se milioni di tonnellate di plastica sono state trovate anche in isole remote nel mezzo dell’oceano pacifico, la soluzione non può essere circoscritta alla sole azioni dei singoli, non può essere scaricata solo sui consumatori quando le aziende ne vendono e ne venderanno sempre di più…basta entrare in un supermercato per rendersi conto di quanta plastica inutile venga prodotta.

OK, quindi siamo arrivati ad un punto di non ritorno? Come possiamo ridurre l’impatto dell’inquinamento da plastica nei mari?

Significativo quindi sarebbe se le grandi multinazionali, che producono il maggior numero di imballaggi in plastica riducessero tale produzione ed investissero in sistemi alternativi, come ad esempio le bioplastiche derivate da mais.

Oltre ad evitare di produrlo e venderlo, il cambiamento è possibile solo attraverso azioni di sensibilizzazione e salvaguardia degli enti governativi di ogni singolo stato, che dovrebbero attivarsi con azioni mirate ad eliminare intanto quella parte di rifiuti domestici che finisce in mare, come dicevamo ad esempio ripulendo i fiumi, oppure incoraggiando operazioni come lo stop alle bottiglie di plastica nelle università o l’uso della borraccia nelle scuole.

Finanziando iniziative coraggiose e creative, come quella ad esempio del supermercato thailandese che usa confezioni di foglie di banano per togliere gli imballaggi di plastica per imballare i propri prodotti di frutta e verdura.

Significativa è anche l’iniziativa di Adidas, che produce una scarpa realizzata interamente con plastica derivata dai rifiuti marini! Grazie a questa iniziativa il colosso dell’abbigliamento sportivo è riuscita ad eliminare oltre 70 milioni di buste di plastica, inoltre è molto bella e va letteralmente a ruba! 

Lo scrittore Francese Verne ha scritto: “Il mare è un immenso deserto dove l’uomo non è mai solo, perché sente fremere la vita ai suoi fianchi” chissà se vedesse adesso come è ridotto il mare cosa scriverebbe.
Forse che “il mare è un immenso deserto di bottiglie e tappini e che l’unica cosa che si può sentire fremere sono le buste di plastica”.

Vogliamo chiudere questo articolo con un video di un servizio delle iene, che tratta l’argomento dopo aver proposto il documentario mare di plastica di sky.

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